In Ghana: nonna Rita



Nonna Rita, di Como, ha 78 anni. E’ arrivata in Ghana il 15 ottobre scorso e vi si tratterrà fino al 10 dicembre. Segue, accanto all’equipe di educatori, 13 bambini gravemente disabili, accolti nel St. Theresa Centre: un nuovo progetto partito nel centro guanelliano, proprio quest’anno.

Abitavo in via Tommaso Grossi, a Como, proprio accanto all’Opera don Guanella. Ho sempre avuto il desiderio di vivere un’esperienza di servizio per gli altri, ma la famiglia – figli, marito, nipoti – assorbiva tutte le mie energie. Poi i figli sono cresciuti e anche i nipoti. Mio marito è morto 3 anni fa. Ed ecco allora, che rimasta sola, ho bussato a quella porta, offrendo il mio tempo. Ho iniziato con il servizio mensa, riservato ai senza tetto. E poi la proposta: “Ci sarebbe bisogno di te in Ghana: si cerca una mamma per 13 bambini gravemente disabili”.
Più che mamma posso essere nonna – ho pensato - ma va bene, vado!
Era grande il desiderio di vedere con mano l’Africa, raccontata così parzialmente su programmi e tg, e poi il desiderio di donare qualcosa di me…Sono partita ed ho sperimentato uno stile di vita completamente diverso: in Italia abbiamo tanto e ci lamentiamo…senza motivo; qui in Africa le necessità invece sono tantissime, ma altrettante sono le persone di buona volontà incontrate, in particolare nel centro guanelliano, accomunate dallo spirito vivo di Don Guanella.
Certo il clima inizialmente mi ha disorientata ed anche la differenza tra la vita delle città e quella che sperimentiamo quotidianamente qui, nei villaggi, dove in un certo senso ho rivisto l’Italia di 50 anni fa, povera ma ricca di voglia di vivere e piena di idee e valori.
Qui la ricchezza più grande è proprio la gioia di vivere, che contagia, apre alla speranza e rende nuovo ogni giorno. E a donarla a me in particolare sono i miei 13 nipotini acquisiti: questi 13 bambini con gravi disabilità che sono stata chiamata a servire in questo particolare periodo di grazia. Alcuni non parlano, altri non si muovono. Al loro si aggiunge il mio handicap, il non parlare la loro lingua, l’ewe. Vorrei dir loro tante cose ma ho bisogno sempre di qualcuno che traduca i miei sentimenti e le mie parole…
Eppure mi sono resa conto con il passare dei giorni che la relazione che si instaura, fatta di carità ed affetto sinceri, è in grado di dirci molto di più. Con loro trascorro tutte le mie giornate: al mattino con il gioco per insegnare qualche parolina in inglese o aiutandoli nelle terapie riabilitative; nel pomeriggio nei laboratori di manualità. La sera arriva presto in Africa e con essa stanchezza e pienezza dell’esperienza vissuta.
A tutti gli over 50 vorrei giungesse questo messaggio: non abbiate paura di partire….avrei voluto essere qui 20 anni fa, con altra forza ed energia. Ma anche ora percepisco la preziosità di questa esperienza, in cui mentre dono quel poco di me che può essere utile – soprattutto presenza ed affetto – ricevo il centuplo ed i miei occhi ed il mio cuore si vanno arricchendo di orizzonti, incontri e relazioni nuove…Altro che terzo mondo.

Ghana nonna Rita