
Goccia dopo goccia: missionari guanelliani fanno fiorire il deserto
di Maria Castelli
(da La Provincia di Como, 15 febbraio 2009, p.18)
Il deserto del Nord-Est del Brasile è fiorito e 100mila persone hanno l'acqua: la storia di un Paese lontano s'è intrecciata con quella comasca, ma non è ancora finita. Quasi 50 laghetti testimoniano già "il miracolo dell'acqua": sono stati realizzati a poco a poco, rubando terra alla terra, sbarrandone il perimetro e aspettando che il cielo facesse piovere, li riempisse, in una zona dove piove solo due o tre volte l'anno. Il resto è spine. Soprattutto per la gente, che non potendo coltivare ortaggi e frutta e allevare bestiame per la mancanza di acqua, si rassegna alla miseria o va nelle città, dove la vita è ancora più agra. Ma un giorno degli anni Novanta, padre Remigio e padre Lino, due missionari guanelliani presenti con l'Opera Don Guanella nelle parrocchie di Serrita e Salgueiro, pensarono che non era più sufficiente l'attività che già conducevano da anni per il riscatto civile, sociale e morale della gente, oltre all'evangelizzazione, naturalmente. Ci voleva l'acqua. Non grandi opere faraoniche, come la deviazione di un fiume o le trivellazioni del suolo. Pensarono di catturare e trattenere l'acqua durante le piogge torrenziali in modo da poterla utilizzare nei lunghi periodi di siccità. Trasmisero l'idea del progetto al superiore e all'economo generali, don Pietro Pasquali e don Antonio Ottaviani, che la passarono agli amici e collaboratori dell'Opera Don Guanella. Alla fine, il compito di recuperare alcuni degli strumenti operativi toccò a un comasco, Felice Bernasconi, il quale trovò una ditta che donò un caterpillar, una ruspa e ne ha curato il lungo e tormentato trasferimento in Brasile e a Salgueiro. Alla ruspa, si aggiunse un autocarro ribaltabile e, in collaborazione con la comunità locale degli agricoltori, iniziò il "progetto dighe".
Era il 1991. Dieci anni dopo, le dighe erano 23 e adesso sono quasi 50. Le fondamenta sono scavate a mano, sino ad arrivare alla roccia. La base impermeabile è ottenuta impastando la terra rossa a soda caustica, calce e acqua, poi con il cingolato si inizia la parete di terra, base dai 40 ai 70 metri per un'altezza di 12 metri: si chiude così l'alveo di un torrente tra le due colline e si crea un bacino dove si formerà il lago artificiale, capienza dai 600.000 a un milione e mezzo di metri cubi d'acqua, tale da soddisfare un fabbisogno di due anni e l'acqua consente anche progetti di apicoltura e di pescicoltura. Il costo medio di una diga è 5.000 euro, tempo di realizzazione tre mesi. Il governo e le autorità locali si sono compiaciute e hanno ringraziato i Guanelliani e Felice Bernasconi, dichiarando che hanno reso "un eccellente servizio alle popolazioni rurali, consentendo loro di rimanere nel proprio ambiente".
A ogni diga è stato dato un nome, a su tutti spicca quello di don Guanella e di tutti coloro che in suo nome agiscono in senso cristiano ed umano. Contenti di farlo, decisi a continuare ancora per molti anni, "con l'aiuto di Dio - come si dice - e dei fratelli".




